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2008: Internet sorpassa la Tv PDF Stampa E-mail

- mercoledì 2 gennaio 2008  

 

Tra i vari bilanci e propositi del 2008, quelli che riguardano l’avanzamento e le prospettive della tecnologia vanno sempre per la maggiore. Ne sa qualcosa la School of Management del Politecnico di Milano, che, insieme alla Nielsen, ha condotto un’indagine per stabilire chi abbia o avrà la meglio nella corsa al medium più utilizzato.
 

Viene fuori che in Italia più della metà degli intervistati hanno intenzione di abbandonare la tv per “nutrirsi” solo di Internet. Tra tabelle, statistiche e opinioni, svettano le parole di una delle eminenze più attendibili e profetiche dell’informatica mondiale, l’autore del rivoluzionario bestseller “Essere digitali” Nicholas Negroponte, che ha risposto a qualche domanda sul futuro della televisione.

 

PUSH E PULL, DUE PROTOTIPI A CONFRONTO – Prima di tutto una distinzione, operata dal “guru” Nicholas Negroponte (vedi sotto): media push contro media pull. I primi sono quelli che spingono (in inglese push = spingere) in gola le informazioni, le notizie, i dati, gli input, più in generale, trattandoci come “una batteria di oche da ingrasso”. I secondi i media sono quelli ai quali siamo in grado di domandare che cosa vogliamo e in quale quantità, quelli che ci permettono, quindi, di tirare a noi (in inglese pull) le informazioni. Va da sé che il confronto diretto, quindi, è tra il prototipo push televisione e quello pull Internet.

SITUAZIONE 1 O SITUAZIONE 2? – A voi la scelta. E che sia una scelta obiettiva.
Situazione 1: sedersi in poltrona coscienti della minacciosa permanenza di un rischio: quello di occupare i successivi venti minuti facendo zapping tra decine di canali senza trovare qualcosa che davvero catturi l’attenzione, schiavi delle scelte di una squadra di direttori di palinsesto che sembrano essersi messi d’impegno nel programmare tutto tranne quello che volevamo vedere. Potere all’emittente, quindi. Anzi, dittatura, ché il ricevente non ha alcuna voce in capitolo.

Situazione 2: accendere lo schermo del nostro pc e connettersi a Internet sapendo di avere la possibilità di chiedere qualsiasi cosa a quella sorta di oracolo che il web è diventato, con la netta e precisa sicurezza di trovare una risposta. Si tratti di informazioni, fotografie, notizie, documenti, filmati, canzoni, commenti. Qualsiasi cosa in un click. Se non è progresso questo…

 

2008: IL WEB SORPASSA LA TV – Alla fine è successo. La Situazione 2 ha comprensibilmente avuto la meglio, almeno in Italia. È quel che sostiene l'ultima ricerca della School of Management del Politecnico di Milano e della Nielsen, secondo la quale il 54% degli Italiani (27 milioni di individui dai 14 anni in su) preferisce il web al piccolo schermo. L'indagine è stata effettuata su un campione di 3000 famiglie, 7000 persone circa. Il dato forse più stupefacente è che la maggior parte delle famiglie esaminate naviga in rete fra le 20 e le 23, la fascia oraria che, sul piccolo schermo, è dedicata ai programmi di punta del palinsesto, dai reality ai talk show, dalle prime tv ai festival della canzone o della gioventù danzante (sul ghiaccio e non).
In ben 10 stati europei è stata condotta dall’European Interactive Advertising Association (Eiaa) una ricerca che in parte conferma i dati appena riportati. Anche in questo caso sono 7000 gli intervistati, di cui 1000 italiani, su 169 milioni totali. Pare che nientemeno che l’82% dei giovani fra i 16 e i 24 anni votino il Web a scapito della tv, di certo perché è proprio davanti a internet che essi passano la maggior parte del tempo libero. E quello occupato, ad esempio, dallo studio? Stessa musica, sempre davanti al pc, che si rivela senz’altro un pozzo d’informazioni e trucchetti senza fondo. Vademecum prezioso per tutti gli studenti.
Eppure le cifre, altra cosa degna di nota, testimoniano l’impennata solo negli ultimi mesi del 2007, cosa che fa ben (o mal, a seconda della posizione e degli interessi) sperare per questo giovanissimo anno nuovo.

 

LE RIFLESSIONIGiuliano Noci, cui fa capo il team di ricerca del Politecnico autore dell’inchiesta, aggiunge ai dati considerazioni importanti: "Tutti pensano che il World Wide Web possa soppiantare il piccolo schermo solo fra gli adolescenti, quelli magari che abitano nelle grandi città. È falso, almeno in Italia. Ha presente la famosa casalinga di Voghera? Ebbene, oggi è lei che naviga di sera. Ed è questo il dato più eclatante della ricerca".
Insomma, sembra che, contrariamente a quanto pensano i più, Internet stia seducendo persone di tutte le età, tanto i cittadini quanto chi si è ritirato in paese o in campagna.
I commenti sono vari: chi crede che si tratterà di una mutazione lenta, di un graduale passaggio di era in era, con relativa “estinzione di dinosauri”, chi invece addita al tutto come a una potente onda anomala, che non permetterà ricostruzioni, ma solo tabula rasa.
Anche tra gli organi che monitorano questo genere di tendenza sopravvive del disaccordo: se, ad esempio, si legge su La Repubblica, “l'Eiaa conferma che proprio in Italia c'è una delle più alte concentrazioni di "grandi utilizzatori" di Internet (coloro che on-line passano almeno 16 ore la settimana), la Commissione Europea argomenta invece che il tasso di penetrazione della banda larga nel nostro paese è inferiore alla media comunitaria”.


Layla Pavone, presidente della Interactive Advertising Bureau (l'associazione che rappresenta i più importanti gruppi impegnati nel mercato della pubblicità digitale), sostiene di non credere che “la Rete sostituirà completamente la televisione”, “non credo – prosegue – che un mezzo di comunicazione possa essere soppiantato da un altro diverso. Al massimo convivono. È in atto però una trasformazione che da noi fa impressione perché, a differenza di altri Paesi, oltre il 50% degli investimenti pubblicitari sono concentrati sulla Tv.

Un business enorme. E c'è chi è abituato a vivere di rendita, a pensare che una situazione simile sia immutabile. Per questo lo spostamento del pubblico verso il Web è comunque rivoluzionario. Ma alla fine ciò non significa che la televisione sia destinata a morire: solo che oggi, in termini di contenuti, non ha davvero più nulla da offrire agli spettatori". Come a dire che, se mai la televisione scomparirà, sarà anche e soprattutto per colpa sua.

 

PARLA IL GURU – “L’attuale televisore è probabilmente l’apparecchio più stupido della vostra casa, senza parlare dei programmi”. A parlare, nel popolare libro “Being digital” (“Essere digitali”, testo sacro della nuova informatica datato 1995) è Nicholas Negroponte, ingegnere informatico newyorkese, classe 1943, fondatore del MediaLab del MIT (Massachussets Institute of Technology) e ricercatore di punta delle nuove interfacce uomo-computer. La lotta per la libertà informatica, della quale Negroponte è peraltro grande sostenitore dai tempi di quella sorta di “Salon des refusées” che era il MediaLab alla momento della fondazione, non poteva che protrarsi anche contro la “tirannia” rappresentata dal concetto stesso di “palinsesto”.


Negroponte, al momento impegnatissimo nel progetto “One Laptop per Child”, che si propone di portare un pc da 100 dollari ai bambini del Sud del mondo, aveva dunque previsto il riscatto del Web sull’etere/cavo con ben 10 anni d’anticipo, ecco perché, alla domanda se sia stupito di quest’impennata delle utenze internet, risponde in un’intervista a La Repubblica: "No, niente affatto. Anzi, sono sorpreso che ci sia voluto così tanto. Non riesco a immaginare alcun senso del guardare la tv tranne che per lo sport in diretta e forse la copertura dell'attualità politica, come i risultati delle elezioni. Da questo punto di vista l'Italia è particolarmente sconcertante per uno che viene da fuori, perché ci sono tanti di quei talk show e giochi a premi che le altre culture troverebbero piuttosto stupidi".


Riguardo all’estinzione del mezzo televisivo Negroponte ci tiene a puntualizzare che “Tv è una parola sola ma rimanda a quattro cose separate. 1) La produzione di contenuti; 2) La trasmissione del segnale; 3) L'apparecchio con cui la si vede; 4) Un modello economico. E tutti e quattro stanno cambiando. La produzione dei contenuti – prevede Negroponte – sarà più agnostica rispetto ai display che li mostreranno, basti pensare all'emergere dei "mobisodes", le miniserie da telefonino. La trasmissione del segnale userà esclusivamente l'Internet Protocol (IP), al che non sarà più tv ma solo bits. L'apparecchio non sarà solo il televisore ma tutta una gamma, dai telefoni ai muri-schermo, o le pareti esterne degli edifici. I modelli economici, già al plurale, lo diventeranno ancor di più, finanziati in modi così creativi da togliere il fiato. Mi viene in mente un'ipotesi recente di pay tv in cui ti farebbero vedere gratis la partita senza il pallone, per vedere il quale dovresti invece pagare".


Negroponte non si prende, sembra, la responsabilità di prevedere quando la tv brinderà con il suo “bicchiere della staffa: se George Gilder, cofondatore del Discovery Insitute, la dava per spacciata nel 1995, giudicandola "in decomposizione", il tubo catodico (o, per chi può permetterselo, l’lcd) ancora, in generale, la fa da padrone. "Eppure adesso la profezia si sta realizzando – sostiene comunque Negroponte – La tempistica di Gilder era un po' sbagliata, ma non di tanto. Cosa abbia salvato la tv è semplice: è un'esperienza di gruppo. Si presta all'interruzione e alla concorrenza di altre attività, il che ha un appeal molto forte (per alcuni)".

 

QUALCHE DATO IN PIÙ – Ecco come l’Italia non si è dimostrata tuttavia in prima linea nel passaggio dalla tv a Internet. La stima di ore che i giovani tra i 16 e i 24 anni trascorrono davanti alla tv o navigando sul Web porta le seguenti cifre: il Belgio è capofila, con 15,1 ore settimanali on-line contro le 11,3 trascorse davanti alla tv. Seguono Olanda e Norvegia, Francia, Svezia, Germania. Ma l’Italia (14,5 on-line, 14,4 alla tv) è avanti nel sorpasso rispetto invece a Regno Unito e Danimarca, che invece preferiscono ancora il tubo catodico.
In Italia le attività sul web più cliccate sono quelle di ricerca (76%), di e-mail (49%) e di chat (40%), mentre il download di film, musica e tv resta affossato al 18%, contro, ad esempio, il 52% delle Spagna. Eppure i dati relativi alla diffusione della banda larga in Europa nel 2007, dove a guidare è l’Olanda con 33% vedono l’Italia in ultima posizione (16%).

 

[ Fonte:Sergio Lo Gattofondazioneitaliani.it]

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