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- giovedì 1 novembre 2007
I motori di ricerca sul Web: chi li usa e quando, come sono sfruttati e
soprattutto quali impatti possono generare sulle scelte di acquisto dei
consumatori? A queste domande, pane quotidiano per chi si occupa di
campagne marketing e pianificazione pubblicitaria, ha cercato di
rispondere in dettaglio l'indagine 2007 promossa da Sems (società
specializzata nel campo dei servizi di advertsing e marketing on line
nonchè membro di Sempo e dello Iab) e realizzata dalla Nextplora su
campione di convenienza dell'universo degli utenti Internet residenti
in Italia e che leggono e scrivono in italiano.
Sotto la lente di ingrandimento di questo studio c'è finita quindi una
parte significativa di quei 20 e passa milioni di internauti (dati
Nielsen/NetRatings) oggi attivi nel Belpaese e le indicazioni emerse
sono diverse e assai indicative. Dicono, per esempio, che la quasi
totalità degli italiani che naviga in Internet utilizza, almeno una
volta al mese, un motore di ricerca. Google & Co., insomma, sono
una meta fissa per chi entra nell'universo del World Wide Web e più nel
dettaglio il 96% del campione analizzato ritiene i cosiddetti "search
engine" lo strumento più efficace per cercare informazioni.
La
popolarità dei motori di ricerca è quindi elevatissima anche in
relazione ai consumi: l'82% degli utenti Internet italiani li utilizza
sempre o quasi per trovare informazioni decisive per un acquisto di un
bene o un servizio (direttamente on line o fisicamente in un negozio) e
il 76% di questi, una o più volte, ha comprato basandosi sulle
informazioni trovate in Rete.
Un secondo dato molto interessante,
soprattutto per le aziende e i centri media, ricavato dall'indagine
Sems/Nextplora riguarda il ruolo giocato dalla pubblicità off line
(carta stampata, Tv, radio e via dicendo) nel condizionare i
consumatori a documentarsi su Internet utilizzando i motori di ricerca.
Il 65% degli utenti Web fa ricorso infatti alle capacità di "search"
offerte da Google, Virgilio, Yahoo e compagnia per approfondire
un'informazione su un prodotto o servizio ricavata attraverso i media
tradizionali o il passaparola generato da un'attività di marketing
virale. Un dato che certifica un'abitudine diventata tendenza: due
italiani su tre trovano nel Web un interlocutore preferenziale –
rispetto agli addetti dei punti vendita o al call center della tal
azienda – per saperne di più su un oggetto di loro interesse e di
possibile acquisto.
Tv e giornali (nel 65% e nel 62% dei casi
rispettivamente) fanno da principale volano alle attività di search in
Rete e in particolare il fenomeno della ricerca indotta dallo spot
televisivo è paritario fra uomini e donne (66% contro 64% sul totale
degli utenti). Il gentil sesso, invece, si dimostra più sensibile verso
gli stimoli prodotti dagli altri media (la radio nel 42% dei casi, i
giornali nel 65% e la cartellonistica nel 36%) ma è comunque
significativa la percentuale di uomini che si butta su un motore di
ricerca on line per completare le informazioni raccolte nel mondo reale.
I
dati di cui sopra, oltre a denotare il profilo e le modalità con le
quali gli utenti del Web utilizzano i servizi di ricerca, diventano
anche una base dati fondamentale per chi si occupa di marketing e
pubblicità. Perché questo? Perché essendo così influenti le risposte
fornite dai motori per i comportamenti di acquisto (tre italiani su
quattro comprano qualcosa dopo aver vagliato i risultati della ricerca
on line) l'utilizzo delle tecniche e delle soluzioni di "search
marketing" in combinazione con altri media diventa una sorta di
passaggio obbligato per promuovere marchi e prodotti, integrando tali
strumenti nel cuore delle pianificazioni pubblicitarie. E questo a
maggior ragione perché, così dice lo studio Sems/Nexplora, molte delle
ricerche stimolate dall'advertising off line è "unbranded", si
riferisce cioè a una categoria di prodotto e non a uno specifico
prodotto o un particolare marchio. E se un'azienda non si fa trovare
nei motori attraverso strumenti di "key advertising" o link
sponsorizzati, ecco che lascia campo aperto ai concorrenti che invece
hanno investito per essere visibili nei risultati di ricerca.
Gli
utenti, e questo è l'ultima importante sottolineatura che deriva
dall'indagine, non fanno differenza nel cercare informazioni per i
propri possibili acquisti fra un prodotto da pochi euro (libri, Dvd o
beni di consumo in genere) e uno da migliaia se non milioni (beni di
lusso, dispostivi hi-tech o macchinari). Al setaccio dei motori di
ricerca, quindi, ci possono passare aziende di qualsiasi settore e chi
meglio si fa notare in una vetrina frequentata da qualche milioni di
potenziali consumatori ha (probabilmente) qualche chanche in più di
incrementare vendite e fatturati.
[ Fonte:
Gianni Rusconi - ilsole24ore.it] |