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- giovedì 19 aprile 2007
La bolla di internet è scoppiata da un pezzo e sarà il caso di farlo
sapere alle aziende e ai centri media italiani. I tassi di crescita
della pubblicità in Rete negli Stati Uniti e in buona parte dell'Europa
sono costanti e rapidi, in parallelo all'aumento dei navigatori
globali, mentre in Italia prevale ancora una certa diffidenza, figlia
forse della disillusione di qualche anno fa.
A queste conclusioni è arrivato il workshop su comunicazione e
innovazione organizzato ieri a Roma da Komunica.biz, la nuova network
community per il mondo dei comunicatori che ha visto la luce soltanto
da pochi giorni. “La televisione è chiaramente sovradimensionata”,
spiega Alberto Contri, direttore di RaiNet e presidente di Pubblicità
Progresso, che snocciola una serie di numeri interessanti sull'uso dei
diversi media in rapporto agli investimenti pubblicitari. Ebbene: la
fruizione settimanale della televisione è pari in Italia al 43,8% sul
totale dei mezzi di comunicazione, a fronte di un investimento
pubblicitario del 57,6%, mentre la fruizione di internet raggiunge
ormai il 18,5% a fronte di un misero 1,4% di pubblicità. “In certi casi
– commenta Contri – è provato che il ritorno per le aziende dai banner
su internet è molto più forte di quello che assicurano gli spot sulla
tv generalista.
Recentemente un casa automobilistica americana ha promosso una costosa
campagna televisiva in cui invitava chi ne avesse interesse a visitare
i propri autosaloni, replicando un mese dopo la stessa iniziativa con
banner molto più economici strategicamente apposti sui siti internet
dedicati ai motori. Risultato: la partecipazione popolare alla seconda
campagna è stata tre o quattro volte superiore alla prima. Anche perché
ormai i giovani la tv la vedono pochissimo: le statistiche sono chiare
nell'identificare lo spettatore tipo della televisione generalista in
donne ultrasessantenni del sud con poca cultura. Eppure le aziende,
nonostante si parli da vent'anni di comunicazione integrata e a tutto
campo, quando devono scegliere i media in cui pianificare le proprie
campagne finiscono sempre per privilegiare quelli più classici, che
magari raggiungono milioni di persone, ma non operano una vera
selezione tra quelle realmente interessate al prodotto. La verità è che
non conta il numero assoluto di contatti, ma i contatti 'pesati'. Per
questo internet ha un vantaggio fortissimo come volano pubblicitario,
nonostante i banner vengano svenduti rispetto alla redemption che
garantiscono”.
Alberto Contri del rapporto tra internet e pubblicità è un vero
esperto, specie da quando Viale Mazzini gli ha affidato il ruolo di
direttore di RaiNet, la struttura che sovrintende a tutto il versante
web della più grande azienda culturale italiana, che, pur con un budget
ridotto ai minimi termini, sta ottenendo risultati eccellenti. “RaiNet
– dice Contri – ha raggiunto il massimo storico di quattro milioni e
mezzo di utenti unici mensili. Noi gestiamo 450 siti e tutti i portali
legati al mondo Rai potendo usufruire di appena lo 0,2% del bilancio
dell'azienda. Dal 2001 RaiNet ha avuto una crescita mostruosa, il
numero di utenti unici è cresciuto di qualcosa come il 1.100% di pari
passo con un crollo degli investimenti e con un sostanziale aumento dei
ricavi. La Rai attribuisce a questa struttura circa 6 milioni l'anno,
ovvero meno di quanto spenda per acquistare un film in grado di
catturare 4 milioni di spettatori in una prima serata. Gli altri 6
riusciamo a reperirli sul mercato”. Una richiesta di aiuto alla casa
madre? Non proprio: “Lavorando nell'ombra, senza troppa attenzione
dall'azienda abbiamo fatto ottime cose e in piena autonomia. Forse è
meglio che le cose continuino così...”.
[ Fonte: Francesco Lener - Opinione.it ] |