Aggiungi a: Digg Aggiungi a: Del.icoi.us Aggiungi a: Furl Aggiungi a: Yahoo Aggiungi a: Technorati Aggiungi a: Google Information  RSS ePOINT Ferrara
«La pubblicità? Il futuro è sulla rete» PDF Stampa E-mail

- lunedì 9 aprile 2007 

 

Lévy: entro il 2010 un quarto dei nostri ricavi verrà da Internet e dai telefonini.

MILANO — Da francese Maurice Lévy, 65 anni, dice di amare «le buone rivoluzioni» e nella rivoluzione digitale, «dettata dai consumatori, dai loro bisogni e dai loro desideri», che «sta profondamente cambiando il mondo della comunicazione », Publicis vuol essere «all'avanguardia».

 

«Entro il 2010 un quarto dei nostri ricavi arriverà dalla pubblicità interattiva, da Internet e dai cellulari, ormai piccoli computer portatili», annuncia Lévy, presidente e amministratore delegato del quarto gruppo mondiale nella comunicazione, ma primo per redditività, davanti alla britannica Wpp e all'americana Omnicom, con un margine operativo del 16,3% nel 2006 su 4,38 miliardi di euro di giro di affari. Del gruppo francese fanno parte le agenzie Publicis, Saatchi & Saatchi e Leo Burnett, e le società di pianificazione Starcom MediaVest e ZenithOptimedia; tra i suoi clienti ci sono Coca Cola, Procter & Gamble, L’Orèal, Ikea, Fiat, Enel e Buitoni.

Monsieur Lévy, come arriverete a spostare su Internet il 25% dei ricavi?
«Oggi la pubblicità interattiva per Publicis rappresenta il 7% dei ricavi. Con la recente acquisizione per 1,3 miliardi di dollari di Digitas, numero uno americano nel marketing digitale, arriveremo al doppio, ma vogliamo continuare a crescere per cavalcare una rivoluzione che è già in atto. In tutti i mercati europei, la stampa è in crisi di diffusione e di pubblicità. E anche la televisione subisce il nuovo potere del consumatore, che ora può decidere che cosa e quando consumare i programmi che lui stesso sceglie. Da qui la necessità di servirsi di tutti gli altri mezzi di comunicazione per riuscire a sviluppare un' udienza anche attraverso il net e gli altri canali digitali intorno al marchio editoriale tradizionale. Il problema di Internet in molti Paesi è che non abbiamo ancora le infrastrutture e la sufficiente diffusione della banda larga. Ma questo è il futuro. Anche in Italia, dove oggi la pubblicità online vale appena il 2% del mercato. Presto il web assorbirà il 10% di tutti gli investimenti pubblicitari globali. In alcuni mercati ha già superato l'outdoor».
Come sarà l’agenzie di pubblicità del futuro?
«Per servire i clienti, i partner nei media e i consumatori, l’industria della pubblicità deve completamente rinnovare le strutture esistenti, mettere al bando la saggezza e la creatività convenzionali. NelGruppo Publicis abbiamo già cominciato a costruire l’agenzia del futuro. Quando pianifichiamo una campagna dobbiamo considerare ogni possibile connessione con i consumatori, fin dall’inizio. E’ ciò che definiamo comunicazione olistica».
Per continuare a crescere, Publicis tornerà a fare shopping? Dove?
«Sì: in Cina, in India e in Russia, cioè nelle tre aree più dinamiche del pianeta. Publicis è già leader in Cina, che nel 2007 diventerà il quinto mercato pubblicitario nel mondo, superando la Francia, e fra meno di 10 anni il terzo, dopo Stat Uniti e Giappone. In Cina ci sono oltre 450 milioni di cinesi con il cellulare, 3.200 catene tv, decine di migliaia di giornali e riviste e più di 100 milioni di internauti in rapida crescita. Perciò vogliamo rafforzarci ancora con nuove acquisizioni, sia nel settore Internet che nel cosiddetto field marketing. In India siamo già in trattativa per comprare una seconda società. In Russia cerchiamo una buona occasione».
L'Europa è un mercato che vi interessa?
«L’Europa potrebbe interessarci se troveremo opportunità attraenti».
E la britannica Aegis? Tra il management e Vincent Bolloré, che controlla il 29,1% della società è in corso una vera e propria guerra, visto non riesce ad avere due posti nel board, per il conflitto di interessi con la francese Havas, di cui è presidente e primo azionista. Se decidesse di uscire dal capitale, per Publicis Aegis sarebbe un’opportunità attraente?
«Nel settembre 2005 Publicis aveva iniziato una trattativa con Aegis, che è stata interrotta proprio dall'ingresso di Bolloré. I regolamenti britannici non gli consentano di imporsi sul consiglio, ma non so se venderà la sua quota. Se lo facesse, saremmo pronti a riprendere in mano il dossier».
Come fa Publicis ad avere un margine operativo del 16,3%?
«Per noi è stata un'ossessione: era il prezzo da pagare per restare indipendenti. Il nostro è un mondo molto competitivo, nel quale bisogna avere i migliori creativi, i pianificatori più bravi, i commerciali più abili per ottenere il miglior prodotto. Non possiamo permetterci di risparmiare sul prodotto, perciò siamo costantemente impegnati a ridurre tutti gli altri costi: logistici, amministrativi, finanziari e così via. Il nostro obiettivo è di arrivare a un margine operativo del 16,7% nel 2008».
La pubblicità su Internet permette di mantenere questi tassi di redditività?
«Ci sono dei settori di Internet dove otterremo margini inferiori e altri settori dove avremo margini superiori. La redditività scenderà in tutti i campi che ruotano intorno alla "web agency", perché ormai è banale, ma crescerà nel comparto del Crm, il Customer relationship management, cioè tutto ciò che riguarda la gestione aziendale dei rapporti con i clienti. In media, però, sarà un margine inferiore alla redditività media del gruppo».
Le società di pubblicità colgono in anticipo i segnali dell'economia: la crescita che vediamo in Europa è duratura?
«Il motore della Germania si è rimesso in moto. E' un diesel, perciò ci ha messo un po' di tempo, ma adesso funziona molto bene e poggia su due pilastri: da un lato la fiducia dei consumatori, dall'altro quella dei capi azienda. I quali primacredevano che lo sviluppo poteva arrivare solo attraverso l'export e i Paesi emergenti, mentre ora puntano anche sul mercato domestico. E il traino tedesco si sta riflettendo sulle altre economie europee, in particolare sulla Francia, suo primo partner commerciale. Dove, a seconda dei risultati elettorali, ci aspettiamo un buon 2007 e anche un buon 2008».
Perché lega le sue previsioni sull’economia francese al risultato elettorale?
«Perché la svolta, e vale per l'intero continente, dipende dalle riforme che l'Europa è pronta ad accettare. Se la Germania oggi si trova in una situazione migliore è perché Schröder aveva lanciato l'agenda 2010 che Angela Merkel ha deciso di accelerare. Così oggi la Germania, ad esempio, ha varato una riforma delle pensioni che dà la possibilità di lavorare fino a 67 anni e una la riforma della previdenza, con scelte molto dure. Si è inoltre impegnata a cambiare il diritto sociale. Il lavoro non è finito, ma Berlino è sulla buona strada. Spagna e Regno Unito sono già in questa situazione. La Francia, invece, ha appena abbozzato una riforma delle pensioni, e sulla previdenza abbiamo moltissimi problemi. Lo stesso discorso vale per l'Italia».
Lei è stato chiamato dal ministro dell’Economia francese Thierry Breton a presiedere una Commissione sul ruolo dei beni intangibile nell’economia. Crede che economie mature come quelle europee possano ancora competere nell' economia globale?
«Non si tratta di competere sui prezzi: non solo sarebbe una battaglia persa, maprovocherebbe una regressione sociale ed economica. Per competere con i Paesi emergenti, i Paesi europei devono investire massicciamente nella ricerca e nella scuola. Sono i due punti chiavi per l'avvenire. Penso a grandi istituti europei nelle tecnologie avanzate, ad esempio nelle bio-tecnologie, con investimenti comunitari e un partnerariato tra pubblico e privato. Ma non basta...».
Quali sono le altre priorità?
«L'Europa deve riuscire a trasformare l'approccio sociale per rinnovarsi e cambiare la sua struttura economica. Tutto ciò presuppone, però, riforme serie, che i nostri Paesi non sono pronti ad accettare ».
E’ ottimista sul futuro europeo?
«Sono ottimista per natura e sono un europeista convinto. Ma oggi le cose nell’Unione sono più difficili, perché siamo in 27 Paesi e le decisioni sono prese all’unanimità. Perciò sulle grandi operazioni l’Europa è bloccata ogni volta che prevalgono gli egoismi nazionali. Vedi il caso Airbus...».
Torniamo alle elezioni presidenziali francesi: vincerà Ségolène Royal o Sarkozy? E l'outsider Bayrou?
«Il 45% dei francesi non ha ancora deciso per chi votare. Il programma di Royal è più difficile da leggere, e il mondo del business non ha ancora ben capito le sue intenzioni. Quello che vuol fare Sarkozy in economia, invece, è chiaro, ma non piace ai giovani e nelle banlieue. Bayrou? E' fuori gara».

[ Fonte: Giuliana Ferraino -  corriere.it ]

 

< Prec.   Succ. >
Contatta ePOINT web agency Ferrara e Bologna
Portfolio


     Qui un estratto del

        nostro portfolio 

Partner Program


Agenzia di comunicazione
      o pubblicitaria?

Diventa partner ePOINT.