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- venerdì 12 ottobre 2007
Il Web permette di comunicare con gli utenti in modo mirato. Massimo Martini,
general manager di Yahoo! Italia, spiega come fare per raggiungere con un
adeguato messaggio i potenziali clienti.
La progressiva penetrazione di Internet e della banda larga, con un numero
sempre crescente di persone collegate (nel nostro Paese si stima ci siano 20
milioni di utenti), e contestualmente il maggior tempo dedicato alla
navigazione, che viene sottratto alla lettura o alla televisione, rendono il Web
un canale sempre più efficace, e quindi appetibile, per la pubblicità.
A
conferma di ciò ci sono le previsioni dell’Interactive Advertising Bureau (Iab)
Italia il quale sostiene che nel 2010 il 10% della pubblicità italiana viaggerà
su Internet: grandi possibilità di crescita, dunque, se si considera che oggi
l’advertising online è solo il 2% del globale.
Ma come può una piccola e media azienda, con risorse e budget limitati,
avvicinarsi a questo strumento di comunicazione? Ce lo ha spiegato Massimo
Martini, general manager di Yahoo! Italia. “Rispetto al passato, oggi la
vendita è molto più collegata alla relazione con il cliente. Il consumatore è
diventato protagonista e ha gli strumenti per esserlo perchè Internet rende
tutto più trasparente e diretto”.
“La finalità della nostra comunicazione – ha proseguito Martini - è
la vendita e per la vendita è importante la comunicazione. Il consumatore vuole
partecipare, ci suggerisce e ci dice cosa desidera. Oggi comunicare vuol dire è
più ascoltare che non parlare. Si parla molto di Uga (user genereted
advertising), la pubblicità fatta degli utenti. Ne è un esempio Zooppa un
sistema nato in Italia per premiare gli utenti che amatorialmente realizzano
video pubblicitari per conto di aziende e che offre a tali aziende l’opportunità
di condividere gli obiettivi della comunicazione potendo soddisfare esigenze
locali”.
Un altro tema di attualità è il search marketing, uno strumento
pubblicitario che sfrutta i motori di ricerca.
“Sappiamo che il motore di ricerca è fondamentale per indirizzare i
risultati dell’utente e che il 70% dell’attenzione di chi naviga in Internet
cade sulle prime righe dei risultati di una ricerca. E siccome il potere che
hanno i search engine nel veicolare masse di traffico da un sito all’altro è
importantissimo, è fondamentale apparire nelle prime righe delle ricerche: da
questo può determinare il successo commerciale di un’attività. In questo caso,
più che mai le parole hanno un valore di carattere commerciale”.
Ma come può un’azienda sfruttare un motore di ricerca per scopo
commerciali?
“I motori di ricerca sono fatti da due parti: quella algoritmica, che
propone i risultati della ricerca, e quella commerciale. Quest’ultima è
costituita da elementi pubblicitati a pagamento e dai meccanismi di pay per
rank. Ciò significa che posso associare un messaggio pubblicitario a una chiave
di ricerca in funzione di quanti clienti sono interessati a quella parola
chiave. Con questa formula, i motori di ricerca garantiscono, dietro il
pagamento di una certa somma (solitamente legata al numero di click) l'alto
posizionamento nei propri indici in funzione di alcune parole chiave specifiche.
Ovviamente, chi paga di più appare più in alto. Tuttavia, il prezzo del
cosiddetto ppc (pay per click) può anche non essere elevato in quanto si
potrebbe scoprire che non c’è nessuna competizione su alcune parole chiave e con
un investimento 50 euro ci si potrebbe garantire una presenza importante. Ciò
che conta è il messaggio pubblicitario che lascerete passare. Questo è un
mercato ancora allo stadio embrionale perciò chi si muove per primo ha grossi
vantaggi”.
Ultimamente si parla sempre più spesso di behavioural targeting. Di
cosa si tratta?
“È un modo di fare pubblicità legato al comportamento dell’utente in rete.
Come ho già detto, per chi fa comunicazione è importante saper ascoltare le
esigenze del proprio cliente e conoscere il contesto. Non c’è peggior cosa che
cercare di vendere gelati in una fredda notte d’inverno. Quale strumento
interattivo, la rete permette di misurare l’interesse delle persone attraverso
ciò che cercano, su cosa cliccano o da come interagiscono. Oggi abbiamo gli
strumenti per conoscere i comportamenti dell’utente e c’è la possibilità di far
vedere i propri messaggi alle persone veramente interessate. Questo è uno
strumento di marketing potentissimo: si può vedere, in funzione delle
merceologie e dei temi, le caratteristiche del ciclo di acquisto di una persona
e interagire in modo diverso con ogni utente. Oggi ci sono realtà che attraverso
tutte queste opportunità fanno vedere il proprio messaggio solo a chi è
veramente interessato”.
[ Fonte: Luisa Ricci - pmi-business.it] |