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Web advertising la grande torta che fa gola a tanti PDF Stampa E-mail

- lunedì 17 settembre 2007  


Quali sono i ‘trucchi’ che gli esperti venuti dagli Usa porteranno da noi nel tentativo di conquistare ‘fette’

 

Forte della quarta posizione tra i portali americani con 234 milioni di utenti unici nel mondo e 522 milioni di dollari fatturati con la pubblicità nel secondo trimestre, Aol sbarca in Italia. Ma l’assalto alla torta pubblicitaria italiana destinata al web (che vale 665 milioni di euro e cresce però al ritmo sorprendente del 45%) non è così lineare.
 
Ariel Eckstein, responsabile dello sviluppo di Aol, mette le mani avanti: «Non siamo arrivati in Italia per fare concorrenza ai vostri fortissimi provider di banda larga, ma per portare l’esperienza di un portale come Aol e, ovviamente, raccogliere pubblicità con la nostra partner Ad Link visto che gli inserzionisti italiani dovranno dedicare risorse sempre maggiori al web.
 
In Inghilterra la quota advertising che affluisce su Internet ha già raggiunto il 15% mentre da voi è del 5% circa». Spiega Layla Pavone, presidente dell’Interactive Advertising Bureau: «Durante la crisi di Internet dopo il 2000 le concessionarie hanno esagerato con gli sconti e oggi, nonostante la forte ripresa del 2003, il costo per contatto della nostra pubblicità su Internet è tra i più bassi d’Europa. Eppure i media digitali sono tra quelli più desiderati dagli investitori che vogliono dei contatti mirati e documentabili».

Aol, riprende Eckstein, non significa più America Online: «Ha abbandonato il suo nome di battesimo poichè si è estesa in 13 mercati mondiali e sette europei oltre a India, Cina, Canada». Ma perchè un inserzionista dovrebbe scegliere Aol tra le infinite possibilità del nostro mercato per raggiungere gli utenti Internet? Il manager risponde con questa case history: «Coinvolgendo alcune grandi marche, negli Stati Uniti abbiamo organizzato una caccia ai lingotti d’oro che venivano collocati in diversi nascondigli in giro per le città. Ma siccome gli indizi per scovare i lingotti venivano pubblicati su Aol, abbiamo avuto in quei giorni un successo straordinario con milioni di nuovi accessi in pochissimo tempo».
 
Una delle prerogative della pubblicità su Aol è quella proteggere da un lato l’utente e dall’altro l’inserzionista. Spiega Eckstein: «L’avvento del web 2.0 è affascinante per i creativi della pubblicità che inventano contenuti interattivi, ma è una modalità delicata. Aol protegge gli inserzionisti da contenuti sgradevoli che vengono bloccati prima di essere pubblicati». Anche Aol non sfugge alla regola del search advertising, quei siti che pagando una cifra appaiono in bella evidenza nelle ricerche e su questo business hanno stretto un accordo con Google. Un’altra voce del fatturato pubblicitario sarà quella in arrivo dal mobile: «Stiamo cercando una partnership con vari operatori telefonici 3G per inserire nello schermo degli smart phone pubblicità mirata».
 
Eckstein cita le ultime acquisizioni dedicate ai contenuti pubblicitari come Third Screen, AdTech, Tacoda. La concorrenza si farà sempre più aspra tra i portali ma anche tra i media tradizionali e il web. Quali sono i media più colpiti dalla raccolta pubblicitaria digitale? «I magazine e la radio sono sotto tiro e quelli più vivaci tra loro stanno aprendosi al web con un’informazione più veloce e più adatta alle nuove generazioni. Noi ci facciamo forza sui 60 milioni di utenti di Aol che usano il potente lettore Winamp, e Aol Icq, una chat che fa condividere emozioni a milioni di utenti nel mondo».

 

[ Fonte: GABRIELE DI MATTEO -  larepubblica.it]

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